un lago glaciale in primo piano e un ghiacciaio che si scioglie sullo sfondo

Ghiacciaio Fellaria, il ghiacciaio che muore

Prima di raccontarvi della nostra escursione lungo il sentiero glaciologico Marson che ci ha condotto fino alla lingua orientale del ghiacciaio Fellaria con un post completo di tutte le tracce e le informazioni necessarie per affrontarla, volevo farvi una domanda: avete mai visto un ghiacciaio che sta morendo o meglio, che è già “morto e sepolto”?

Beh, io prima del Fellaria non avevo nemmeno mai visto un ghiacciaio; cioè, non almeno da così vicino.

E a vederlo, il ghiacciaio Fellaria, mi si è stretto il cuore. Sinceramente detto, non credo che fossi pronto ad affrontare un’esperienza del genere.

Pronto fisicamente a camminare per raggiungerlo, quello si.
Ma, mentalmente, non ero pronto a “toccare con mano” i danni del riscaldamento globale.

Certo, l’evoluzione delle cose è naturale, ci sta. Ogni cosa in natura nasce, vive, e muore. Ma vedere il ritiro repentino che negli ultimi 10 anni ha coinvolto la lingua orientale del ghiacciaio Fellaria… mi ha lasciato un vuoto nello stomaco che percepisco ancora adesso mentre scrivo.

La vista del lago glaciale formatosi dal ritiro del ghiacciaio stesso in questi ultimi anni, mi ha messo una grande tristezza dentro.
Tanto che non mi sono nemmeno avvicinato oltre per vedere il ghiacciaio da più vicino.

Visitare il ghiacciaio Fellaria fa male al cuore

Quando siamo partiti da Milano alla volta di Chiesa in Valmalenco sapevamo dove stavamo andando e cosa stavamo andando a vedere.

Claudia aveva letto non so dove di questo ghiacciaio ormai morto e del fatto che era meglio affrettarsi ad andare a visitarlo, prima che scomparisse definitivamente.

Sinceramente, anche quando viaggiamo, non mi piace addentrarmi in luoghi “degradati” o comunque dove esistono delle situazioni di vita ai margini.
Non mi piace perchè, molto spesso, le persone che ci vivono non hanno scelto quella condizione di vita.
E così è stato anche quando abbiamo programmato la nostra escursione al ghiacciaio Fellaria.

Ma volevamo entrambe toccare con mano quello che sta accadendo al nostro pianeta e, messo tutto l’occorrente per la montagna nel trolley, abbiamo preso con noi gli zaini da escursione e ci siamo messi in macchina.

Il ghiacciaio Fellaria non ha scelto di finire così la sua esistenza

Certo, come ho già detto qualche paragrafo più sopra, “si nasce, si vive, si muore” e la natura è destinata a trasformarsi; ed è una cosa che per certi aspetti può avvenire anche naturalmente.

Ma un ghiacciaio che muore è un’altra cosa, e già ancora a casa a Milano dentro di me mi sentivo come quando durante i nostri viaggi finiamo a visitare delle zone degradate della città dove le persone vivono ai margini della società, dove magari le guerre (ed i regimi) hanno segnato per sempre la vita di quelle persone [leggi il blocco sovietico alla periferia di Sarajevo, nda]: vuoto!

Quando siamo arrivati in prossimità del ghiacciaio, vedere tutte quelle persone ammassate ai piedi di ciò che rimane della lingua orientale del ghiacciaio Fellaria, mi ha svuotato lo stomaco.

Così me ne sono rimasto a qualche centinaio di metri a guardare, a sentire il rumore che facevano i blocchi di ghiaccio che si staccavano o i crepacci che si aprivano

Nel mentre, la stragrande maggioranza degli altri “escursionisti” era intenta a scattarsi selfie, mettersi in posa a braccia larghe piuttosto che con le dita aperte a “V” in segno di vittoria [che vittoria, boh… non saprei proprio, nda].

Certo, raggiungere un obbiettivo può essere appagante e può riempire di soddisfazione ma farsi tutte quelle foto… boh, a me ha dato un po’ l’impressione di essere fuori luogo in quel posto.

Per non parlare di quelli che, in lontananza, ho visto camminare sul ghiacciaio senza alcuna attrezzatura e, verosimilmente, esperienza o preparazione.

Certe, perchè le persone preparate o esperte di montagna le riconosci subito.
Da amanti della montagna, hanno uno spiccato senso del rispetto verso la stessa e queste cagate non le fanno.

Camminando lungo il sentiero glaciologico Marson ad un certo punto ho avuto come l’idea di camminare lungo il viale di un camposanto

A me ha dato quest’idea, e come nel cimitero di Père-Lachaise a Parigi, mi sono ritrovato ad “intonare” nella mia testa l’Adagio di Albinoni.

E ho pensato che l’atteggiamento giusto in un posto come questo sia proprio quello che si ha quando si va a far visita ad un parente o a nostra madre defunta.

Pensateci, perchè alla fine la Natura è la Madre di tutti… è Pachamama, come la chiamavano i popoli Quechua e Aymara sugli altipiani delle Ande.

Vi lascio con una delle versioni più belle dell’Adagio che abbia mai avuto il piace di ascoltare… credo che renda veramente l’idea.

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