Escursione invernale al Rifugio Brioschi, vetta della Grigna Settentrionale

Contro ogni nostro pronostico ed aspettativa il giorno di Pasqua siamo saliti al Rifugio Brioschi in vetta alla Grigna Settentrionale… in invernale!

E così, prima di descrivervi come sono andate le escursioni invernali ai Corni di Canzo e ai Piani di Artavaggio, mi premeva raccontarvi la nostra impresa personale che risale ormai ad un mese fa: l’ascesa invernale al Rifugio Brioschi (in vetta alla Grigna Settetrionale) a 2410 metri s.l.m..

La vetta della Grigna Settentrionale è la nostra prima vetta sopra i 2000 metri di quota, ed averla raggiunta insieme in invernale, le da un valore aggiunto impareggiabile.

Da quando con Claudia abbiamo iniziato a frequentare la montagna, il Rifugio Brioschi lo abbiamo sempre etichettato come “meta irraggiungibile“, visto che sulla guida del Touring Club Italiano tutti gli itinerari che arrivano in vetta alla Grigna Settentrionale vengono descritti come impegnativi.

Ma le numerose uscite sulla neve di quest’anno hanno dato i loro frutti [in termini di preparazione atletica e miglioramento delle nostre abilità, nda] e così avevamo programmato di tentare l’ascesa in vetta alla Grigna Settentrionalea fine giugno, magari dopo aver messo sulle gambe un altro paio di escursioni lunghe e con un buon dislivello, come per esempio la vetta del Monte Sodadura partendo da Moggio o della Grigna Meridionale.

È la vigilia di Pasqua e mentre facciamo colazione Claudia mi dice “e se domani andassimo al Rifugio Brioschi? È una mattata?

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Claudia affronta il “muro del pianto”. Il puntino a metà fotografia è il bivacco Riva-Gerani ai Comolli

Insomma” le dico io “proprio una cosa da sani di mente non è, considerato che abbiamo ancora bisogno di preparazione. Però potrebbe anche essere l’ultima occasione  per una bella escursione sulla neve e quindi… l’idea mialletta, andiamo!!!“.

Dentro di me sapevo che il dislivello che ci attendeva sarebbe stato veramente tanto.

Ma il ponte a cavallo tra le giornate di festa e le previsioni meteo fantastiche per i giorni successivi, mi hanno dato quella spinta in più… era un’occasione irripetibile!

E così, detto fatto, mi metto in contatto con il Rifugio Brioschi al telefono, chiedo un paio di informazioni sul percorso e sulla situazione neve e prenoto due posti letto per la notte di Pasqua.

Un’escursione come quella invernale in vetta alla Grigna Settentrionale deve essere preparata dettagliatamente sotto ogni punto di vista, non solo quello tecnico-atletico

Dopo aver controllato il nostro equipaggiamento, faccio un salto al Decathlon vicino casa, faccio rifornimento di integratori (carboidrati liquidi e qualche barretta energetica), acquisto il sacco lenzuola che ci servirà per passare la notte al Rifugio Brioschi e una lampada frontale “che non si sa mai, è sempre meglio tenerla nello zaino che tanto non pesa“.

Tornato a casa, mi sincero che ramponi, bacchette da neve e ghette siano in perfette condizioni per accompagnarci nella nostra nuova avventura, carico gli zaini e via… siamo pronti a partire l’indomani mattina!

Durante la notte l’emozione e l’agitazione dell’impresa che ci attende ci fanno dormire poco entrambe

Così, sveglia prima del solito, colazione abbondante e di “buon’ora” siamo al parcheggio del Colle di Balisio dove lasciamo l’auto e iniziamo ad incamminarci lungo la strada sterrata, costeggiata da un torrente in perfetta forma.

Da valle scorgo già il Rifugio Brioschi e la vetta della Grigna Settentrionale ma non ne faccio parola con Claudia. Meglio non scoraggiarla 🙂

Il nostro primo way point è il Rifugio Antonietta al Pialeral. Lo raggiungiamo dopo un’oretta di agile cammino lungo una strada carrabile (prima) e un sentiero che si inerpica decisamente in salita (poi) ma che ci aiuta a spezzare il fiato mentre guadagniamo quota.

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Il nostro primo “way point” dell’ascesa invernale al Rifugio Brioschi: il Rifugio Antonietta al Pialeral

Una volta fuori dal bosco, poco prima di arrivare al Rifugio Antonietta, notiamo nugoli di escursionisti che si avvicendano in salita e in discesa sul “muro del pianto“, la via invernale che collega il bivacco Riva-Girani ai Comolli con la cresta che porta in vetta alla Grigna Settentrionale e al Rifugio Brioschi.

Sembrano tante formichine operose e, guardandoli, Claudia esclama “Tra un po’ anche noi saremo lassù, ce la faremo?“.

Il passaggio di un corvo, che gracchiando sembra quasi ridere, suggella il dubbio espresso… lui sa quello che ci aspetta, noi ancora no!

Proseguiamo ancora per circa un chilometro prima di fermarci per una pausa di “integrazione” ed affrontare poi il tratto che ci separa dal bivacco Riva-Girani ai Comolli.

Con passo lento ma deciso ci rimettiamo in marcia sull’abbondante neve molle e, mentre saliamo, iniziamo ad incrociare i primi escursionisti in discesa. Sui loro volti solo espressioni di felicità e soddisfazione.

Siete stati grandi” penso dentro di me mentre, un passo dopo l’altro, raggiungiamo il bivacco Riva-Girani, il nostro secondo way point.

Ci riposiamo un po’ dentro al bivacco, calziamo i ramponi, ci facciamo una dose di carboidrati liquidi, ci armiamo di coraggio e ripartiamo

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Il bivacco Riva-Gerani ai Comolli sommerso dalla neve

 

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Il muro del pianto, sulla via invernale per raggiungere la vetta alla Grigna Settentrionale

Davanti a noi, il muro del pianto.

Dentro di me penso “da qui in poi sarà anche, e soprattutto, una questione di testa, forza Marco!“.

E si, perchè il “muretto” davanti a noi non sembra lasciare ne scampo ne respiro.

Avrà una pendenza media del 35% e noi, che le forze le abbiamo finite dopo nemmeno 100 metri dal suo inizio, avanziamo a fatica tra la neve aiutandoci con le bacchette e cercando di stare il più possibile sulle tracce di chi ci ha preceduto.

Ogni tanto ci fermiamo, riprendiamo fiato e scattiamo due foto. Poi ci risolleviamo e ripartiamo verso il nostro obbiettivo, verso la nostra impresa!

Un passo dopo l’altro, spronandoci a vicenda e con tanta determinazione, raggiungiamo la cima del “muro del pianto”

Mi butto a terra (s)finito e, senza pensare a quello che deve ancora venire, mi godo l’impresa. Di lì a qualche minuto, Claudia si affiancherà a me, esausta anche lei.

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Sfinito alla fine del “muro del pianto” mi godo un po’ il panorama

 

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Claudia in cresta. Una mezz’ora di cammino ci separa dal raggiungimento della nostra meta-impresa

Mangiamo una barretta a metà e, realizzando che il peggio è ormai passato, ripartiamo in cresta.

Mentre camminiamo, lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi ci ripaga della fatica fatta finora e anche l’ultimo muro che ci attende sembra ormai una passeggiata!

Il Rifugio Brioschi è li, davanti a noi, sotto la vetta della Grigna Settentrionale

Mentre alla nostra sinistra si estende un paesaggio innevato che sembra irreale tanto perfetto [e ammirandolo rivivo l’escursione al Rifugio Bietti-Buzzi pensando già al percorso estivo che ci porterà di nuovo in quota, nda] vedo comparire la sommità della croce che indica la vetta e, a destra tra la neve, il comignolo di quella che dovrebbe essere la cucina del Rifugio Brioschi.

Ci siamo, forza Claudietta, siamo in vetta alla Grigna Settentrionale!!!” esclamo rivolgendomi a Claudia.

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Sfatti ma soddisfatti, eccoci qua: in vetta alla Grigna Settentrionale

Siamo arrivati in vetta e, mentre il vento ci taglia la faccia (nel vero senso della parola), esausti ma soddisfatti ci concediamo un selfie al volo prima di dirigerci verso il Rifugio Brioschi, sfilare i ramponi e sederci in relax sulle panchine, la cui seduta è lambita dalla neve.

Poco dopo entriamo in rifugio, ci togliamo gli scarponi, infiliamo le ciabatte, portiamo gli zaini al piano superiore [dove si trovano le stanze e il camerone con i letti a castello, nda] e poi torniamo di sotto per una fetta di torta, una birra e il mio immancabile Toscano (rovinato dal vento forte 😦 )

Al piano, ci sono anche altri ospiti del Rifugio Brioschi che, come noi, hanno appena concluso la loro impresa personale e si fermeranno qui per la notte

Mentre aspettiamo la cena, si scambiano chiacchiere, ci si conosce e si scattano foto del tramonto. Qualche temerario di avventura fuori per farlo… io non ci penso nemmeno!

Poi arriva la cena, ci si siede tutti insieme a tavola, arriva un altro escursionista partito “perchè la montagna mi stava chiamando“, si aggiunge un altro posto a tavola, si fanno ancora chiacchiere e foto, ci si prepara alla notte in rifugio, si dorme poco, si pensa tanto all’impresa fatta, si pensa altrettanto tanto a quello che sarà la discesa, si attende l’alba, si fa colazione, si vestono le ghette, si scattano foto al panorama che dal massiccio del Monte Rosa si estende fino agli Appennini, si calzano nuovamente i ramponi e si riscende a valle.

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Panoramica dal Rifugio Brioschi. In fondo, i più attenti noteranno gli Appennini

 

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Panoramica dalla vetta della Grigna Settentrionale

Durante la discesa incontriamo moltissimi escursionisti che hanno vissuto o stanno vivendo la loro impresa personale affrontando il “muro” e la salita invernale alla Grigna Settentrionale.

Moltissimi altri invece sono degli abituè del luogo e sembrano proprio non aver sentito ne sofferto la salita.

Beati loro” penso io, mentre mi godo la discesa lungo il “muro del pianto” tra un capitombolo e un altro nella neve e scivolando qua e là con il sedere fino al bivacco Riva-Gerani 🙂

A distanza di  24 ore dal nostro passaggio, raggiungiamo nuovamente il Rifugio Antonietta al Pialeral

Ci fermiamo per una pausa, due birrette, un panino, il “Toscano del successo” per me [finalmente gustato per bene, nda] e una sizza per Claudia.

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Meritata pausa al Rifugio Antonietta al Pialeral

Il peggio è ormai passato e il resto del rientro alla macchina è letteralmente tutto in discesa. E se ci muoviamo per tempo, dovremmo anche evitare il caos del rientro.

E si, perchè oggi è il lunedì di Pasqua (o Pasquetta, o lunedì dell’Angelo che dir si voglia) e vista la splendida giornata di sole mezza provincia di Milano, Como, Lecco e Bergamo s’è riversata da queste parti.

L’allergia ad una determinata tipologia di persone inizia a farsi sentire (almeno su di me) e così cerco di accelerare un po’ il passo per guadagnare la macchina, e la strada di casa, quanto prima.

Poco prima di arrivare alla macchina però, mi fermo in riva al torrente per sciacquarmi il viso e riempire la borraccia. L’acqua è fredda e corre via veloce, come le vibes che iniziano a farsi strada dentro di me.

Ci guardiamo negli occhi con aria estremamente soddisfatta io e Claudia, consci di aver raggiunto un obiettivo veramente al di sopra delle nostre aspettative: il Rifugio Brioschi e con esso la vetta della Grigna Settentrionale… in invernale!

Di seguito il link ai sentieri e ai punti di interesse che riguardano questa escursione e che trovate su Trailforks.com

Cliccando QUI potrete vedere la traccia dell’escursione direttamente su Trailforks.com e farvi anche un’idea sulla mappa consultando curve di livello, punti d’interesse, prese d’acqua, varianti, parcheggi e così via.

In chiusura, ecco qualche dato in più sull’escursione che potrebbe interessarvi:

  • Distanza percorsa, 8.7 km circa (solo il sentiero di andata)
  • Dislivello guadagnato (D+), 1743 metri (ogni dispositivo/app dice la sua al riguardo)
  • Quota massima, 2410 metri s.l.m. (croce di vetta)

Se proverete questa escursione, magari lasciatemi un commento sotto l’articolo, giusto per sapere se vi è piaciuta la proposta 😉

10 pensieri su “Escursione invernale al Rifugio Brioschi, vetta della Grigna Settentrionale

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