personaggi Star Wars lego e un impiegato in ufficio

Mi spiace, io non vivo per lavorare

Studia, lavora, compra l’auto, compra casa, metti su famiglia, vai in pensione e muori. Questo è il percorso secondo il quale molte persone sono state educate, un preconcetto quasi scontato per la società.

Una strada a senso unico scelta inconsapevolmente per molti, consapevolmente da altri, obbligata per alcuni e impercorribile per pochi. Purtroppo però è l’unica strada “venduta” come giusta fin da quando eravamo bambini.

C’è quindi chi è davvero felice e soddisfatto di seguire questo percorso preconfezionato, soddisfando le aspettative della società. Un parte delle persone seguirà comunque questa strada ma vivendo nell’insoddisfazione e frustrazione, sentendo di essere sul percorso sbagliato senza però avere la forza e le possibilità di reagire.
Infine alcune persone troveranno il coraggio e avranno le possibilità di crearsi il loro percorso seguendo le loro passioni e interessi, uscendo da quel vicolo cieco imboccato da piccoli.

Qual’è quindi la scelta giusta? Sicuramente non potrò essere io a dirvelo. Quello invece che posso fare è raccontarvi il mio pensiero sul lavoro, tempo libero e passioni.

Perchè lavorare?

Il concetto del lavoro che nobilita l’uomo ha origini molto antiche, quando l’uomo impegnava gran parte del suo tempo per lavorare e sopravvivere. Nutrirsi e produrre migliore per migliorare la propria qualità della vita era il fulcro di quello che veniva considerato lavoro.

Con l’evoluzione tecnologica e sopratutto con l’era industriale, la persona è diventata parte del meccanismo di produzione, una risorsa umana. Non parliamo quindi del lavoro che tanto nobilitava centinaia di anni fa, ma di un’attività lavorativa in cui si (s)vende il proprio tempo (e competenze) in cambio di denaro.

Denaro utilizzabile prima di tutto per sopravvivere ma anche per far fronte a quella che è alle necessità di una società sempre più complessa.

Dimentichiamo quindi il lavoro come mezzo principale di realizzazione della propria persona, vedi toyotismo, ma piuttosto come un percorso obbligato non solo per sopravvivere ma per soddisfare quelle che sono le continue e sempre più complesse necessità imposte dalla società.


“Il lavoro è il rifugio di quelli che non hanno nient’altro di meglio da fare.”

Oscar Wilde


Ipotizziamo quindi di trovare un lavoro da dipendente a 1200 euro al mese nell’arco di 15km da casa.

Il primo pensiero è quello di comprare una macchina nuova per arrivare al lavoro, ed è così che iniziamo a lavorare per comprarci una macchina nuova con cui andare a lavoro. Un circolo vizioso.

Di fatto, abbiamo scambiato una macchina [che non è un investimento ma solamente una spesa, nda] con almeno un anno della nostra vita. E solamente con l’acquisto. Senza contare le spese fisse e straordinarie.

In pratica, ci troveremo a lavorare per pagare una macchina con cui andare a lavorare, senza mettere da parte un euro o del tempo libero.

Sempre con lo stesso stipendio dobbiamo comunque seguire la strada che la società ci impone. Entriamo quindi nel mondo del consumismo puro, acquistando materiale di cui potremmo fare a meno ma che pensiamo potrebbe migliorarci la qualità della vita.

Potrebbe migliorarla, anzi sicuramente la migliora nel breve periodo, ma, come ogni prodotto, perderà funzioni e valore fino a diventare totalmente inutile. Con la tecnologia questo processo è estremamente amplificato grazie anche all’obsolescenza programmata.

In quel preciso momento dovremo quindi “pesare” il reale vantaggio sulla nostra vita che quel determinato prodotto sarà in grado di darci.

  • 1000 euro di smartphone agevoleranno così tanto la mia quotidianità da giustificare un mese della mia vita “investito” in questo prodotto?
  • Posso farne a meno o posso ottenere lo stesso risultato spendendo di meno?
  • Preferisco un mese di tempo libero da dedicare alle mie passioni invece che acquistare questo prodotto?

Ovviamente le risposte dipendono dagli interessi personali di ognuno.

Il denaro è il tempo

una clessidra sul pavimento con una persona all'interno
“Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.” Aristotele

Personalmente il mio obiettivo lavorativo è quello di ottimizzare al massimo il lavoro come tempi, metodi e guadagni per poter permettermi il maggior tempo libero possibile.

Una macchina può essere riparata, uno smartphone cambiato e un software aggiornato ma il tempo non torna indietro.

Il tempo avanza inesorabilmente e noi dobbiamo essere consapevoli su come spenderlo.

Quando vorrete acquistare un’auto ricordatevi quanto tempo della vostra vita vi potrebbe costare e a quel punto capite quale potrebbe essere il reale rapporto costo/beneficio.

Non ho problemi a dire che non mi piace lavorare, questo però non preclude che nel lavoro mi impegni al massimo per raggiungere gli obiettivi fissati.


“Loro parlano della dignità del lavoro. Balle. La dignità è nel tempo libero.”

Herman Melville

La mia crescita personale è rivolta altrove.

Ho molti interessi, sono curioso e mi piace scoprire sempre cose nuove.
Per me il lavoro è solo un mezzo per guadagnarmi tempo libero da dedicare alla marea di attività interessanti che ci sono nel mondo.

Lavorare non è quindi necessario, ma non posso farne a meno. Non posso però immaginare una vita dedicata al lavoro.

Quindi quotidianamente lotto per trovare il giusto equilibrio tra lavoro, guadagni e tempo libero.

Il primo passo per poter rinunciare a una parte dei guadagni e trasformarli in tempo libero è quello di seguire una filosofia minimalista.

Una filosofia minimalista compatibile con il tipo di lavoro e società alla quale si vuole appartenere. Riuscire però a distinguere l’essenziale dal superfluo è fondamentale per potersi prendere delle libertà decisionali sulla gestione del proprio tempo.

Non mi considero un estremista del minimalismo ma cerco di riutilizzare il riutilizzabile, non fare inutili acquisti e sfruttare al meglio quello che posseggo. In poche parole un vero “taccagno” 🙂


“La semplicità è la necessità di distinguere sempre, ogni giorno, l’essenziale dal superfluo.”

Ermanno Olmi

Il minimalismo

In una società in continua evoluzione e alla ricerca della complessità è davvero molto difficile riuscire a distaccarsi dai modelli di vita quotidiana e felicità venduti quotidianamente dai media.
lavoro > produco > guadagno > pago > consumo

Oggi molti invidiano le persone con il grano, il macchinone, casa con piscina, orologi di lusso e che sbocciano ogni sera.
Non dico che i soldi non facciano la felicità, anzi, fossi multimilionario sarei il primo a non lavorare e ne andrei fiero.
Gestirei il patrimonio del papi insieme a qualche consulente e taaaaac.

Purtroppo questi sono i modelli irraggiungibili, i “capricci” (più che sogni) delle persone “comuni”.
Proprio le persone comuni dovrebbero invece cambiare il sistema di valutazione di un modello e utilizzarlo con misure più realistiche.
Raggiungerò mai quel modello? Da dove parto io e da dove è partito lui? Quanto tempo e energie dovrò investire per provare (magari con una % di successo pari a 0) a diventare come lui?

E se invece di ammazzarmi di lavoro, accendere mutui e indebitarmi per comprare cose materiali provassi a investire del tempo in esperienze?


Fiori in primo piano, sullo sfondo il monte Cervino
Investire in esperienze e godersi le cose semplici.

Sono appassionato anche io di motori e so come una moto sportiva possa “gasarti” e regalarti esperienze indimenticabili. Purtroppo però non si può avere tutto.

Magari è possibile provare molte altre esperienze simili e più facilmente realizzabili, poi forse un giorno arriverà l’occasione di avere una supersportiva.
Ovviamente se il tuo sogno è quello di diventare un pilota di superbike è giusto che tu investa tutto il tuo tempo, energie e soldi per raggiungerlo.

L’obietto dovrebbe essere quello di puntare oltre, perché puntare in alto rientra tra quei preconcetti limitanti che ci hanno instaurato bambini.

“Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico, e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.”

Charles Bukowski

Il downshifting

carrelli della spesa
Un simbolo di una società basata sul consumismo

La semplicità volontaria è un vero e proprio fenomeno nato negli USA, il paese “modello perfetto” di società iperconsumista.
Il downshifting si può definire come la filosofia che prevede di rinunciare a una carriera di alto livello a beneficio di una maggiore disponibilità di tempo libero e una vita più soddisfacente.

Lavorare per sussistenza è quindi la chiave della “semplicità volontaria, dando più valore al tempo libero e meno importanza al denaro.
Per fare ciò è fondamentale abbracciare un tenore di vita semplice eliminando il superfluo, rispettando l’ambiente e cercando di ridurre i ritmi frenetici giornalieri.”


Se non volete lavorare, dovete lavorare per guadagnare il denaro sufficiente per consentirvi di non lavorare.

Samuel Butler

Il tutto può essere riportato sul lavoro, spostandosi magari in bicicletta. Sui viaggi, organizzando esperienze a basso costo e evitando i “tutto compreso. Nelle attività quotidiane, ritagliando del tempo per pensare, imparare cose nuove e cercare di aggiustare le cose prime di cambiarle.

È una filosofia difficile da intraprendere sopratutto perché il l rischio potrebbe essere quello di una esclusione sociale nel momento in cui i propri amici non seguano o capiscano in parte questo stile di vite.

In quel caso vi troverete di fronte a delle scelte.

Personalmente sono cresciuto coltivando l’arte di arrangiarmi e così i miei amici.

Nel mio caso diventa quindi scontato condurre una vita del genere perché è una filosofia condivisa dai miei amici più stretti e tendenzialmente sono uno che se fa una scelta la porta avanti anche da solo.

Una questione di equilibrio

Ometto di pietre al tramonto
Ognuno dovrebbe cercare il proprio equilibrio

Questo articolo non vuole essere il solito testo utopico scritto da una persona che vive alla grande ogni istante della propria vita, senza preoccuparsi del futuro.

L’obiettivo dell’articolo è invece quello di offrire degli spunti di ragionamento sulle reali priorità personali e quanto il lavoro possa interferire o favorire i propri progetti.

Purtroppo la scelta obbligata, per la maggior parte delle persone, è il compromesso.

Pur scendendo a compromessi è comunque possibile trovare un equilibrio, seppur instabile, tra lavoro, passioni e soddisfazioni personali.

Personalmente sono ancora alla ricerca di questo equilibrio e conoscendomi non lo troverò mai.. Ma è la stessa ricerca dell’equilibrio che mi motiva quotidianamente e mi stimola nel cercare di concretizzare nuove idee

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