Nel mondo del gravel sembra ormai esserci una parola che va bene per descrivere quasi tutto: versatilità.
Una sola bicicletta capace di fare un po’ di tutto. Veloce sull’asfalto, efficace sullo sterrato, pronta per il viaggio, magari compatibile con borse e portaborraccia, sufficientemente comoda per le lunghe distanze ma anche abbastanza performante per qualche gara.
Una soluzione apparentemente perfetta.
Ma siamo sicuri che sia sempre la soluzione migliore?
VAN RYSEL ha scelto di percorrere una strada diversa. Con la presentazione delle nuove RCR-G ed EDR-G, il marchio francese di casa Decathlon propone infatti due piattaforme gravel profondamente differenti, sviluppate per rispondere a esigenze altrettanto differenti.
Da una parte la ricerca della massima velocità e delle prestazioni nelle competizioni gravel. Dall’altra comfort, stabilità, autonomia ed esplorazione.
Stessa disciplina, due interpretazioni.
Ed è proprio questa, forse, la cosa più interessante delle due nuove biciclette.
RCR-G: quando il gravel diventa una gara
La VAN RYSEL RCR-G nasce con un obiettivo molto preciso: essere una bici da gravel racing.
Non una bici da avventura adattata alla competizione, ma una piattaforma sviluppata fin dall’inizio pensando alle gare moderne, sempre più veloci e tecniche.
Per farlo VAN RYSEL ha trasferito nel progetto l’esperienza maturata con la propria piattaforma stradale RCR-R Pro, utilizzando analisi CFD, prototipazione virtuale e test in galleria del vento per lavorare sull’aerodinamica del telaio.
Il risultato dichiarato dal produttore è un risparmio aerodinamico di 8,6 watt rispetto alla precedente piattaforma gravel GCR.
Numeri che raccontano bene la filosofia della RCR-G: qui non si è cercato il compromesso, ma la prestazione.
Il telaio in carbonio ad alto modulo pesa 885 grammi in taglia M, mentre la forcella si ferma a 417 grammi. Nella configurazione top di gamma con SRAM RED, la bici completa arriva a un peso dichiarato di appena 7,7 kg.
Eppure non manca ciò che serve per affrontare il gravel moderno: il passaggio ruota arriva fino a 50 mm, sono previste configurazioni 1x con corone fino a 50 denti o 2x fino a 52 denti, ci sono tre supporti per portaborraccia, compatibilità con bento box e forcellino UDH.
Il progetto è stato inoltre sviluppato insieme ai corridori del team WorldTour DECATHLON CMA CGM, attraverso diversi prototipi e sessioni di test finalizzate a trovare il giusto equilibrio tra rigidità, reattività e controllo.
Insomma: se per qualcuno il gravel significa andare forte, molto forte, la RCR-G sembra avere le idee piuttosto chiare.
EDR-G: il gravel come esplorazione
Poi c’è la EDR-G.
E qui cambia completamente la prospettiva.
La bici nasce all’interno della famiglia endurance VAN RYSEL ed è pensata per chi vuole percorrere lunghe distanze mettendo sullo stesso piano prestazioni, comfort e sicurezza.

Asfalto, pavé, sentieri, strade sterrate e viaggi di più giorni: la EDR-G vuole essere una compagna di viaggio capace di adattarsi a situazioni molto diverse, senza trasformare ogni uscita in una gara contro il cronometro.
Ed è questa la parte che, personalmente, trovo più vicina al mio modo di vivere la bicicletta.
Non faccio gare gravel. E nemmeno ogni volta che salgo in sella ho una destinazione precisa.
Ci sono, per esempio, le avventure del venerdì tornando a casa dopo il lavoro: quelle in cui invece di seguire la strada più breve si decide di allungare un po’, infilarsi in una strada sterrata e vedere dove porta.
Oppure le uscite improvvisate nate da una traccia trovata su Trailforks, con la curiosità di capire se quel percorso che sulla mappa sembra interessante lo sia davvero anche nella realtà.
E poi ci sono le volte in cui si esce semplicemente con l’idea di battere una traccia nuova, esplorando il territorio tra Milano e le province limitrofe alla ricerca di strade, sentieri e collegamenti che magari non avevamo mai percorso.
È un modo di andare in bicicletta molto diverso dalla competizione, ma che ha bisogno di alcune delle stesse cose che VAN RYSEL ha cercato nella EDR-G: comfort, sicurezza, capacità di adattarsi a superfici diverse e la possibilità di portarsi dietro ciò che serve quando non sai esattamente dove andrai a finire.
Una bici progettata per continuare a pedalare
Una delle caratteristiche più interessanti della EDR-G è il vano portaoggetti integrato nel telaio, ereditato dalla EDR stradale.
All’interno trova posto un vero e proprio kit di riparazione composto da custodia, camera d’aria compatta, multitool, due leve cacciagomme e mini-pompa.
Una soluzione apparentemente semplice, ma che mi piace parecchio: avere l’essenziale per una riparazione direttamente sulla bicicletta significa non dover necessariamente riempire le tasche o una borsa per ogni uscita e, soprattutto, avere sempre con sé quello che serve.
E quando si decide di seguire una traccia che non si conosce, non è una cosa da sottovalutare.
Anche il tema del trasporto dell’attrezzatura sembra essere uno dei punti centrali del progetto.
Telaio e forcella mettono a disposizione oltre 15 punti di fissaggio, permettendo di configurare la bicicletta con portaborraccia, borse e accessori in funzione del tipo di avventura.
Non manca neppure una versione equipaggiata con forcella ammortizzata RockShox Rudy XPLR da 40 mm, mentre il manubrio Deda Gera offre un flare di 24 gradi, pensato per aumentare le possibilità di appoggio delle mani e il controllo sui terreni più tecnici.
Ma forse il dato che racconta meglio la filosofia della EDR-G non è una specifica tecnica.
Sono i chilometri.
Lo sviluppo ha richiesto oltre due anni di test sul campo, coinvolgendo 30 ciclisti per più di 25.000 km complessivi. A questi si aggiungono i 10.000 km percorsi dalla ciclista ultra-distance Juliette Coqueret durante una spedizione europea in completa autosufficienza.
Una quantità di strada importante, soprattutto perché racconta una bici sviluppata pensando non soltanto a come farla andare forte, ma a come farla continuare ad andare quando i chilometri diventano tanti.
Due bici invece di una
Ed è qui che il progetto VAN RYSEL diventa, secondo me, particolarmente interessante.
Le due bici condividono il mondo del gravel, ma non cercano di fare la stessa cosa.
La RCR-G è destinata a chi cerca velocità, efficienza aerodinamica e prestazioni da gara.
La EDR-G guarda invece a chi vuole percorrere grandi distanze, esplorare, viaggiare e affrontare percorsi differenti mettendo al centro comfort, sicurezza e versatilità.
È una distinzione che sembra banale, ma non lo è affatto.
Negli ultimi anni abbiamo visto proliferare biciclette sempre più capaci di fare tutto. Gravel race, adventure, bikepacking, commuting, viaggi, strade bianche: spesso la stessa piattaforma viene proposta come risposta universale a esigenze molto diverse.
VAN RYSEL, questa volta, ha scelto di non cercare la bici universale.
Ha preferito partire dalla domanda opposta:
“Come pedali davvero?”
E costruire la bicicletta intorno alla risposta.
E per Agenda degli Appunti?
Qui faccio una piccola considerazione personale.
Se dovessi scegliere guardando esclusivamente al modo in cui uso la bicicletta, la RCR-G sarebbe probabilmente quella che mi incuriosirebbe meno.
Non perché non sia interessante — anzi, tecnicamente è probabilmente la più intrigante delle due — ma perché il mio modo di andare in bici è molto più vicino alla filosofia della EDR-G.
Il commuting quotidiano, le deviazioni improvvisate, le uscite del venerdì, le tracce di Trailforks da provare, la curiosità di vedere dove porta quella strada che non avevo mai notato prima.
E soprattutto l’idea di partire senza sapere esattamente dove si finirà.
È forse questo uno degli aspetti più belli della bicicletta: non sempre serve un obiettivo. A volte basta una strada interessante, una traccia sulla mappa e qualche ora davanti.
Ed è proprio in questo spazio — tra il semplice “andare in bici” e la vera e propria avventura — che una gravel endurance come la EDR-G potrebbe avere molto da dire.
E adesso?
Non ho ancora provato né la RCR-G né la EDR-G, quindi questo non è un test ma semplicemente uno sguardo alle due nuove proposte VAN RYSEL, presentate ufficialmente il 24 agosto 2026, e alle idee che stanno dietro alla loro progettazione.
Ma devo ammettere che, pur non essendo necessariamente il genere di bici che sceglierei oggi a occhi chiusi, la EDR-G mi ha incuriosito parecchio.
Soprattutto per quella combinazione di endurance, possibilità di carico, integrazione degli strumenti di riparazione e vocazione all’esplorazione.
La RCR-G, invece, rappresenta un’altra faccia del gravel: quella sempre più vicina al mondo delle competizioni e della ricerca esasperata della prestazione.
Due mondi che convivono sotto la stessa parola: gravel.
E forse è proprio questo il messaggio più interessante che arriva dalla nuova gamma VAN RYSEL: non esiste necessariamente un solo modo di andare in gravel. E forse non serve nemmeno una sola bici per farlo.
Adesso resta da vedere come queste due piattaforme si comporteranno davvero quando arriveranno sulle strade e sugli sterrati.
Perché, alla fine, la vera recensione comincia sempre quando finiscono i comunicati stampa. 😉



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