un ciclista scende con la mountain bike lungo una cresta erbosa con panorama sulle montagne lombarde e le valli

Kokoro. Cuore, Mente, Spirito

La parola estate [soprattutto in quest’anno molto particolare, nda] è da sempre associata a voglia di libertà e allegria ma anche, grazie al tempo libero a disposizione, a pensieri e riflessioni.

Le letture su un particolare tipo di situazione psicofisica chiamata “stato di flow”, trovate grazie a Davide “Alle” Allegri, mi hanno portato a fare delle considerazioni.

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Durante le salite assassine a cavallo della mia Nukeproof Mega 290, alla ricerca delle vette e delle discese più belle dei monti lombardi della Valsassina, ho pensato più di una volta a questa condizione, come un Nirvana da raggiungere.


“La fatica non è fatica se la scegli”

Ma, che cos’è il flow?

Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo ungherese (di fatto il “padre” del concetto dello “stato di flow“), ha asserito che contrariamente a quello che abitualmente crediamo, i momenti migliori delle nostre vite non sono passivi, ricettivi o rilassanti.

Questi frangenti si realizzano quando il corpo e la mente di una persona vengono assorbiti interamente per realizzare qualcosa che anela al limite. Di conseguenza, lo “stato di flow” è direttamente proporzionale all’impegno e alla difficoltà che un’azione o, in generale nella vita, un obiettivo richiede.

Ho sempre pensato che la fatica non è fatica, se la scegli.

Ma quest’anno, forse grazie all’allenamento svolto anche in periodo di lockdown, le ascese non le ho sofferte, anzi.
Sono riuscito [in solitaria per mantenere la distanza sociale, Covid-19 docet, nda], a fare le salite più dure con l’unico scopo di percorrere poi le discese più belle, quelle più panoramiche e appaganti del circondario.


“Allenati mentre gli altri dormono, studia mentre gli altri si divertono, resisti quando gli altri mollano. Alla fine vivrai ciò che gli altri sognano.”

In alcuni momenti riuscivo a sentire il flusso e a raccordare respiro e pedalate in salita, a entrare in uno apparente stato di trance in discesa, fino a raggiungere il piacere più puro.

E ogni volta che prendevo in mano la mia mountain bike anelavo a raggiungere questo stato; volevo rivivere l’esperienza mistica, ma ciò forse da sempre.

Come trovare il flow


simone moro alpinista arrampicatore prepara un caffè sul nanga parbat
“Sognate in grande, e alzate l’asticella della fatica.”
(Simone Moro. I sogni non sono in discesa, Rizzoli)

Csikszentmihalyi asserisce che per raggiungere lo “stato di flow” si hanno due strade:

  • la prima, è aumentare la difficoltà di ciò che si sta facendo. Se le nostre abilità sono tutte necessarie, più alziamo l’asticella, più possiamo impegnarci per raggiungere lo “stato di flow“;
  • la seconda, è aggiungere competenze a quelle che abbiamo già acquisito.

in foto un nuotatore in piscina con costume slip
“Se vuoi essere il migliore devi fare quelle cose che gli altri non vogliono fare”. (Michael Phelps)

Se vi ricordate, in un precedente articolo sul blog ho citato la mia recente esperienza nel nuoto.

Un’esperienza, come dice qualcuno, che è “degenerata” e mi spiego: nella piscina Gestisport di Lainate (MI), dove mi alleno abitualmente, ho conosciuto Tania, istruttrice ed allenatrice di nuoto.

Un giorno le ho chiesto se era disposta a prendere in “custodia” un quasi cinquantenne per insegnarli le tecniche del nuoto, con lo scopo di riuscire a fare più chilometri con meno sforzo [ma anche per ampliare la mia coscienza e conoscenza di questo sport, nda].

Lo avete letto, il nuoto è diventata una mia passione e pertanto necessita del massimo impegno. Usque ad Finem, fino alla fine.

Tania è una tosta. Ha subito compreso le mie esigenze e, con pazienza ma anche con fermezza, mi sta facendo comprendere quanto è duro il nuoto, quello vero.
Nello stesso momento mi dà l’opportunità di esprimermi per accrescere le mie competenze, sia quelle tecniche della disciplina del nuoto che quelle personali.

Il nuoto più di altri stimola la produzione di endorfine; questo comporta una serie di benefici sia sulla resistenza al dolore che sul benessere psicofisico.

Quando nuoto, soprattutto quando lo faccio correttamente [ancora solo in modo inconsistente putroppo, ma ho promesso a Tania che ce la farò, nda], in certi momenti ho come l’impressione di “percepire” il mio corpo in maniera ancora più evidente rispetto a quando sono in mountain bike.

È solo grazie alle endorfine oppure ho raggiunto lo “stato di flow“?

Si dice che in fondo nuotare è come volare. Non si tocca terra, ma non si sta neanche in aria.

Probabilmente nello “stato di flow” la performance fluisce con naturalezza, con piacere.

Il flow nel mondo del lavoro

Ma questo stato è solo prerogativa degli sportivi? È possibile raggiungere questo stato di perfezione per ottenere risultati di eccellenza nel mondo del lavoro?

Come manager [così dicono di me, ma questa è un’altra storia, nda] credo sia importante coltivare questo stato mentale. In se stessi, ma anche nei collaboratori.

Mentre nello sport che pratico sono da solo (che sia esso nuoto o bici o pesi/crossfit; altra storia la volete conoscere?), in Azienda non posso stare da solo.

L’effetto pigmalione è essenziale, per spingere gli altri a migliorarsi creando aspettative elevate.

È importante darsi tutti obiettivi specifici e ambiziosi: possiamo raggiungere il flow solo facendo qualcosa che ci interessa e ci sfida.

È altresì fondamentale selezionare bene le risorse umane e offrire un ambiente di crescita personale continua, che dia motivazione, come primissima fonte di energia.

Steve Jobs, uno dei fondatori di Apple, ha detto di amare il proprio lavoro. E se hai passione, lo abbiamo letto, è più facile raggiungere il flow.


steve jobs
“L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai . Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle.” (Steve Jobs)

Rendendo grandi le persone, loro rendono grandi e te.

Cercare la strada verso il proprio flow professionale e stimolarlo nei propri collaboratori fa crescere sé stessi e l’Azienda per la quale si lavora.

Una sfida per noi

Ma questo stato pazzesco di perfezione assoluta, in cui si hanno i massimi risultati, non lo si può raggiungere sempre.

In un paio di momenti soltanto con la mia bici mi sono sentito perfetto e non ho percepito sforzo. E nel nuoto, solo per qualche secondo ho sentito la consistenza dell’acqua e la mente essere un tutt’uno con il corpo durante l’allenamento.

L’analisi poi, a posteriori, dei dati a fine attività sul mio Garmin Fenix (per esempio il dislivello guadagnato, i tempi di percorrenza in ascesa e discesa piuttosto che in vasca, le bracciate, la distanza e via dicendo) hanno confermato persino la situazione raggiunta.

Valori e prestazioni che sicuramente fanno “ridere” un professionista e che, ne sono conscio, non fanno di me un vero “swimmer” o un “mtb-biker” e se vogliamo, traslando tutto al lavoro, un manager vero o addirittura un essere umano, in senso universale.

Sono tutte le altre, purtroppo… ma mi hanno reso gasato e felice e mi hanno fatto giungere ad una conclusione: è necessario l’allenamento.

Ricercare, fisicamente ed emotivamente, la motivazione per conoscere se stessi e gli altri è fondamentale al fine di raggiungere (e cercare di mantenere) questo stato di intensità, o meglio di flow, il più possibile.

I Giapponesi riassumono il tutto con una parola sola: Kokoro

l'ideogramma giapponese della parola Kokoro
Kokoro è una parola giapponese che significa “Cuore” ed è rappresentata con l’ideogramma che vedete

Il significato intrinseco, come tutte le parole giapponesi, ha un’accezione più ampia; per semplificarla all’occidentale si può tradurre con cuore, mente e spirito. Tutto racchiuso nell’ideogramma.

Kokoro rappresenta, secondo la cultura orientale, la possibilità di far entrare ed uscire gli eventi in tutte le attività che si compiono.

Questi possono quindi passare in un senso o nell’altro e lasciare nel cuore, nella mente e nello spirito, principalmente le emozioni, i pensieri, le sensazioni positive ma anche quelle negative, i dubbi, i pregiudizi e persino le cattiverie.

Per raggiungere lo “stato di flow” dobbiamo essere capaci di dosare la quantità di attenzione che scegliamo di dare alle cose che ci appassionano, che siano nello sport, nel mondo del lavoro o, in generale, nella vita.

Tutto questo per appropriarci solo delle positività; è necessario quindi influenzare i nostri comportamenti e i nostri risultati, al fine di raggiungere sempre l’eccellenza, in ogni campo.

È solo così che si raggiunge il flow: con Cuore, Mente e Spirito; più semplicemente, con Kokoro

L’attenzione concentrata, al pari di un muscolo sotto sforzo, si affatica.
I migliori nel loro campo, che si tratti di sollevatori di pesi o pianisti, tendono a limitare il duro esercizio a circa quattro ore al giorno.
Il riposo e il recupero delle energie fisiche e mentali hanno un ruolo fondamentale nel loro regime di allenamento: cercano di spingere se stessi e i loro corpi al limite, ma non al punto di perdere la concentrazione durante le sessioni di allenamento.
La pratica ottimale è quella in cui riusciamo sempre a mantenere la concentrazione al massimo.

Daniel Goleman. Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ. Bloomsbury Publishing PLC

6 pensieri su “Kokoro. Cuore, Mente, Spirito

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