un ciclista una bicicletta percorre una pista ciclabile

Il manifesto della rinascita

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo richiede un approccio attivo da parte di tutti noi per tornare alla normalità.
Il mio approccio è riassunto in questo manifesto della rinascita.

10 commenti

Il periodo che stiamo vivendo ci sta mettendo a dura prova, emotivamente e fisicamente. Tutto il mondo è coinvolto in un’emergenza sanitaria che sta sconvolgendo le nostre abitudini e le nostre certezze.

Sono sicuro che molti di noi hanno fatto qualche riflessione sul senso della vita, su quello che era il nostro passato, il nostro presente e cosa ci aspetterà quando tutto questo sarà concluso.
Sono infatti sicuro che la normalità tornerà, prima o poi.

Ma c’è bisogno dell’impegno di tutti noi.

Vedendo anche i miei piccoli figli crescere, mi sono chiesto in cosa posso impegnarmi maggiormente per contribuire al ritorno di una situazione di normalità che per molti potrebbe essere di felicità. Impegnarmi maggiormente, perché qualcosa ho già iniziato a fare: per esempio girare in bici da solo per combattere il virus.

E le uscite in solitaria immerso nella natura mi hanno fatto riflettere. Ho incontrato molti animali che mai avevo visto prima o quasi durante le uscite in MTB. Con l’umanità in quarantena la fauna e la flora si sono ripresi i loro spazi. Sicuramente la riduzione dei rumori provenienti dalle attività umane ha favorito questo cambiamento. E gli animali si sono riappropriati dei loro spazi, non dei nostri, sebbene i trails lavorati mi facciano godere. La televisione ha permesso di vedere che nel mondo le acque dei mari e dei fiumi sono tornate trasparenti. Di certo questo non è un fattore univoco della loro qualità, ma credo sia un indicatore…

Quindi la domanda che mi sono posto è se ritornare esattamente alla situazione precedente è un qualcosa di estremamente necessario.

Sono convinto che io sia molto fortunato, anche in questa condizione di zona rossa, arancione o cos’altro. Sono fortunato, perché in questo momento la cosa principale è la salute e io e i miei cari stiamo bene, grazie anche al Nostro Signore Gesù Cristo.

Ho un lavoro che mi tiene occupato ogni giorno, riesco ad allenarmi, ad usare la mia MTB Nukeproof Mega con i miei rulli Elite Suito comprati apposta, a sollevare pesi, kettlebell e a fare tutto quello che mi fa stare felice.

Beh, quasi tutto… infatti, non posso nuotare e sapete quanto mi fa stare bene. E non andare per boschi è comunque una limitazione.


una mountain bike montata su rulli smart per l'allenamento invernale indoor
“Ragioniere, che fa? Va in fuga?”
“No, freni rotti.”
Sul passo della Coppa Cobram (Fantozzi contro tutti)

Ma alla fine, il mio desiderio di normalità è secondario. Lo sappiamo, le cose secondarie diventano sempre meno importanti col passare del tempo e potrei anche fregarmene.

Ma questo è un atteggiamento egoista e ora non possiamo permetterci di essere egoisti.

Credo pertanto che questa pandemia mi abbia cambiato o mi stia cambiando. Come?

Non sono mai stata una persona molto attenta al cibo, perlomeno dal punto di vista di come le nostre scelte alimentari influenzano l’ambiente e il clima.

Negli ultimi anni tanti studi hanno analizzato l’impatto climatico e ambientale di questa associazione, arrivando a elaborare una doppia piramide, ovverosia una “piramide ambientale” accostata alla tradizionale “piramide alimentare”.


due piramidi contrapposte che rappresentano il rapporto dei prodotti alimentari sull'ambiente
Mi piace pensare a due piramidi, un trapezio. La geometria del benessere.

Ed è così che, prendendomi del tempo e facendo la spesa per me e la mia famiglia, ho iniziato ad integrare la classica lista fatta da mia moglie Gloria scegliendo prodotti locali, a chilometri zero.

Ho conosciuto Egidia, la fruttivendola di quartiere che mi consiglia i prodotti più freschi e salutari, Armando, il barista enologo che mi propone leccornie di piccoli produttori artigiani che lavorano privilegiando produzioni di un certo tipo e, tra gli altri, Marina e il marito, panettieri che preparano la pizza con il lievito madre. Uno spettacolo!

Consumare prodotti di stagione, di qualità, è fondamentale per aver un vantaggio in termini nutrizionali.

Riduco gli sprechi in casa e cerco di evitare di buttare cibo nella spazzatura.
Come? Mangio meno e meglio e così facendo mi tengo in forma, rispettando il mio fabbisogno.

Mangio pesce ed evito di acquistare quello che arriva da allevamento intensivo, informandomi e leggendo le etichette dei cibi che compro.

Consumo cibo biologico ed integrale.
Se associo al concetto di biologico quello naturale anche come senso di vita, di sopravvivenza, di ecosistema che da sempre si è gestito anche sbarazzandosi di ciò che è superfluo, si riscopre una società più naturale. I produttori reintroducono equilibri persi da decenni, rispettano i tempi della natura e così non somministro ai miei bimbi pesticidi e sostanze chimiche. O perlomeno le riduco.

Amo la carne, davvero, ma ho iniziato a privilegiare carni bianche, che inquinano meno delle carni rosse. Ho scoperto che a causa del maggiore uso di risorse e soprattutto della più intensa attività digestiva delle mucche, la carne rossa è sicuramente quella dal più alto impatto climatico e ambientale. La produzione di carne bovina richiede 28 volte più terra, 6 volte più fertilizzante e 11 volte più acqua rispetto alla produzione di carne di altro tipo.

Ho imparato ad assumere fonti proteiche alternative come legumi, le cui produzioni hanno costi più sostenibili e meno inquinanti. Ho iniziato anche a mangiare burger vegetali di soia e in generale cibo di questa tipologia. Ho realizzato con estremo piacere che dal punto di vista del sapore non hanno nulla da invidiare a quelli classici.

Ma Marti sei diventato vegano? Sei vegetariano? Sei pazzo?

Quante domande da parte degli amici! Quante classificazioni si danno fin da quando siamo piccoli! Hai fatto bene il compito in classe, meriti 10+. Hai fatto male? Un 4 sul registro. Sei una capra. Numeri, classificazioni, ma questa è un’altra storia.

Ma comunque no, ragazzi, sono marti. Sono…flexitariano!

Altra classificazione, da non credere! Ho scoperto che chi predilige un modello di alimentazione di tipo vegetariano o vegano, senza però rinunciare ad alimentarsi di proteine animali, si chiama così.

Alla fine è una terza strada, oltre il vegano e vegetariano, che tiene conto dei vantaggi della carne: insostituibile per alcuni aspetti, per esempio se devi assumere la giusta quantità di ferro attraverso l’alimentazione. Se è così, va bene essere flexitariano. Ne prendo atto.

Davide Allegri, quale esperto fooderapy, (https://www.fooderapy.it/shop/) può confermare.

A proposito di Davide. In questo periodo ho iniziato anche a saper riconoscere chi fa qualcosa per gli altri, senza pretendere di ricevere alcunché. Davide è uno di questi.

Certe persone sono termometri, altre termostati

un atleta in mountain bike affronta un passaggio con sassi
Non voglio superare gli altri, voglio superare me stesso

Davide è un termostato. Non registra la temperatura in una stanza, la cambia.

Con amici così si può solo crescere a “intensità allenamento Tabata”.

E ho deciso che d’ora in poi voglio relazionarmi solo con gente che mi fa crescere. Spero di poter fare altrettanto con gli altri, nel mio piccolo. O almeno voglio provarci.

Cerco di migliorare la mia gestione del tempo. Come?

Sfrutto, per esempio, sul lavoro le riunioni online; mentre vado a casa in auto mi collego per le ultime “call” (quanto non mi piace questo termine, però) e tra un sorpasso e l’altro in tangenziale partecipo e cerco di dare un contributo. In questo modo quindi riesco ad andare a fare commissioni che in passato non riuscivo, oppure faccio i rulli o qualche WOD.

Mi prendo cura quindi del mondo che mi circonda? Non lo so, ma questo è diventato il mio manifesto.

Questo è quello che mi ha insegnato la pandemia. Questo è quello che vorrei che i miei figli imparassero.

Mi preoccupa infatti che i miei figli non capiscano quello che sto cercando di essere. Se tra qualche anno leggeranno questi pensieri in libertà magari penseranno di avere un papà pazzariello…

Amarsi, prendersi cura di sè stessi, credo sia un modo per amare gli altri e in definitiva per fare qualcosa per il nostro mondo, per il nostro futuro.

Il periodo non è dei migliori, lo abbiamo detto e sono convinto che lo sapete anche voi.
Ma parafrasando uno dei personaggi preferiti, il vicequestore Rocco Schiavone, forse a 50 anni suonati qualcosa devo pur fare.

La pandemia ha quindi un aspetto positivo?

un'immagine con scritta che rappresenta Rocco Schiavone e una massima tratta da uno dei suoi telefilm

(Rocco Schiavone – protagonista di libri di Antonio Manzini. Edizioni Sellerio.
Nella figura trasposizione televisiva con attore protagonista Marco Giallini)

10 comments on “Il manifesto della rinascita”

  1. Bell’articolo Marti, complimenti e grazie per i numerosi spunti di riflessione!
    P.S. Mandami per fvr, (in pvt) i riferimenti di fruttivendolo/enologo/panettiere per il mio percorso di flexitarianizzazione 😉
    KAtz

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